Cari genitori,

Gentili lettori,

dal presente numero di “Con-tatto” desideriamo mettervi a conoscenza di articoli, notizie, proposte che riguardano il progetto Basis-Stufe (classi di base del ciclo scolastico).

Pensiamo in questo modo di tenervi al corrente di quanto si dice e si fa negli ambiti governativi per promuovere tale progetto e quanto invece si sta già facendo o si vorrà fare per contrastarlo, ribadendo ancora una volta quali sono i princìpi e le basi di uno sviluppo sano del bambino del primo settennio, princìpi e basi che abbiamo cura di salvaguardare nel nostro lavoro di ogni giorno con i bambini che ci sono da voi affidati.

Le maestre d’asilo

Beatrice Bon e Adele Crippa

* * *

LO STRISCIANTE ADDIO ALLA TRADIZIONE PEDAGOGICA
DEL GIARDINO D'INFANZIA.

Su quale base edifica la Basis-Stufe, che sta per essere applicata?

Un anno e mezzo fa scrissi un articolo che, con mio stupore, suscitò vasta eco:

“Addio al giardino d’infanzia? Investire milioni nella Basisstufe o rinnovare la pedagogia del giardino d’infanzia?

Un anno fa nessuno sapeva con esattezza, se e quando la cosiddetta “Basisstufe” avrebbe raggiunto noi e i bambini. Il tema non viene assolutamente trattato, né a livello di opinione pubblica, né dai genitori, al massimo dai pedagoghi. I genitori sembrano avere una fede cieca nelle Autorità governative e non sembrano interessarsi affatto a ciò che viene discusso negli Insider-Gremien del Dipartimento dell’educazione, sebbene il risultato coinvolga ogni famiglia con bambini piccoli. Inoltre, anche la politica d’informazione di tali Gremien, purtroppo, non prevede una libera circolazione di notizie.

Il Canton Zurigo si è precipitato in quella direzione. L’eliminazione del giardino d’infanzia è diventato realtà. Nel Canton San Gallo la formazione per maestre d’asilo è già scomparsa, silenziosamente e senza far alcun rumore, dal piano dei possibili ambiti di formazione. Cosa significa tutto ciò?

Le maestre d’asilo, che a causa di una comprensione antiquata del loro lavoro, sono sempre state collocate al gradino più basso della gerarchia scolastica, sperano, in qualità di insegnanti della Basisstufen, di ottenere finalmente la dovuta considerazione.

A chi esercita la propria professione di insegnante di scuola materna già è offerta la possibilità di una formazione ulteriore per l’assistenza nelle scuole elementari fino alla terza classe. La dice lunga il fatto che non esiste un analogo modello in senso opposto, ossia non hanno luogo corsi che preparino i maestri al lavoro nel giardino d’infanzia. I maestri e le maestre di scuola elementare temono assai che le Autorità governative, ben felici di risparmiare, li degradi. Ma qui non si tratta di remunerazioni, si tratta piuttosto di coloro che, meno di qualsiasi altro, possono opporsi, si tratta dei bambini.

L’economia, che è così strettamente intrecciata alla politica, ha stretto un giro di vite intorno ai bambini. Lo studio “Pisa” ha alimentato ancor di più le paure diffuse riguardanti l’inadeguatezza. L’allacciamento al computer è garantito per ogni giardino d’infanzia.

Alla base di tutto sta un errore di pensiero fondamentale, ossia il supporre che i bambini piccoli debbano venire stimolati dagli adulti attraverso metodi pedagogici raffinati e che ciò accada il più presto possibile. I primi sette anni invece sottostanno a leggi di crescita ben precise, che non possono venire ignorate senza dannose conseguenze. Una di esse è che una stimolazione intellettuale in tale età ha sempre come conseguenza un indebolimento delle forze vitali. Vediamo infatti crescere di anno in anno la schiera dei bambini bisognosi di terapie.

Vi sono ricerche che confermano come nelle culture ancora prive della tecnica, persino dell’elettricità, i bambini sottoposti a una prova di maturità per verificare la loro idoneità alla scuola si siano rivelati di gran lunga superiori ai nostri; non soltanto riguardo alle prestazioni nell’ambito del pensare, ma anche riguardo al movimento e alla motricità sia fine che grossolana. Con quale leggiadria e con quale armonia si muovono quei bambini! Vivono all’interno di culture nelle quali la dignità del bambino è tenuta ancora in altissima considerazione. I bambini non vengono istruiti (istruire è in ogni caso opprimere). Essi imparano da sé. Nei lavori degli adulti, assolutamente trasparenti, di cui possono seguire tutte le fasi, sperimentano una vita incredibilmente ricca di senso, piena di senso. Pensiamo alle legioni di bambini che vivono ai nostri gradi di latitudine, che hanno troppa poca fiducia in se stessi...

Nella prospettiva dei bambini piccoli, qui noi viviamo nel Terzo Mondo, poiché nella nostra vita manca in maniera estrema tutto ciò di cui essi avrebbero bisogno per il proprio sviluppo: tranquillità, tempo libero, la sicurezza di uno scorrere ritmico che si ripete in se stesso, la vita nella natura infinitamente molteplice che sta intorno a loro, le forme più diversificate di movimento sperimentabili nei vari lavori, danze, canti, giochi.

Il bambino è e rimane un essere organico in crescita, che si sviluppa in modo individuale. È pertanto un peccato che il termine “giardino d’infanzia” debba sparire. Il giardino sta a ricordarci sempre che dentro vi germoglia qualcosa di vivo. Ma dobbiamo anche lasciare crescere le piante in tranquillità e fiducia totale - strappi e pressioni in questo caso non aiutano.

Non possiamo ritornare ai tempi idilliaci delle antiche civiltà, ma siamo chiamati ad offrire premesse analoghe ai bambini. Ciò costituirebbe il fondamento, il terreno, la base appunto per uno sviluppo sano. Costruiamo oasi per un’infanzia piena e risparmiamo ai piccoli il deserto artificiale di un’aula di classe da Basisstufe con un’area di gioco asfaltata ben escogitata. Quelle oasi potrebbero diventare luoghi di apprendimento per una vita piena di gioia, di senso, che valga la pena di vivere, valori questi cui oggi tutti aneliamo.

Persino nel supercivilizzato Giappone è rimasto qualcosa dell’apprezzamento nei confronti del bambino piccolo: il lavoro della maestra d’asilo è reputato talmente fondamentale, che ella percepisce la stessa retribuzione di un professore universitario. Qui da noi ci sarà un risveglio soltanto quando i professori universitari si renderanno conto che le facoltà degli studenti si fanno sempre più scarse. La testa è altamente coltivata, saccente; ma a cosa serve, se l’anima non sta più al passo? A cosa serve, quando si uccide un professore perché ha assegnato un brutto voto?

Una marea di fenomeni patologici ci costringerà a mutare il nostro pensare. La parola chiave nell’educazione del bambino piccolo è e rimane “gioco”. Senza il gioco i bambini intristiscono, senza il gioco diventano fiacchi, privi di forza, poveri e deboli, e non ci illudano al riguardo l’aggressività dei rapporti, le fanfaronate, né la pratica di sport. Peraltro lo sport non ha nulla a che fare con il gioco. Un vero gioco non conosce né vincitore né perdente.

Quel gioco nel quale i bambini elaborano tutto ciò che li interessa e li tiene occupati, oggi è assai minacciato. In molti giardini d’infanzia ciò che ormai si osserva non è che uno “pseudo-gioco”, poiché le maestre d’asilo che hanno ricevuto una formazione esclusivamente “di testa”, non sono assolutamente più capaci di condurre un gioco. In molti casi risulterebbe loro persino troppo vivace. I bambini che giocano con corpo e anima si muovono in spazi arredati in modo non convenzionale (che naturalmente non sono simili alle aule di classe), e in maniera tale, che la lezione di ginnastica a questa età non sarebbe affatto necessaria, come non lo sono le “camere di sfogo”, piene di materassi di gomma su cui rimbalzare. Nel gioco elementare i bambini a dire il vero entrano “in sé” e non vanno “fuori di sé”.

I materiali di gioco devono essere solo accennati. Possono essere stoffe, pezzi di legno, corde, ecc., non acquistabili in un negozio di giocattoli. Un simile giocare con “nulla” stimola la creatività e l’attività interiore. La maggior parte dei giardini d’infanzia sono strapieni di materiali di gioco.

In tale genere di gioco tutte le facoltà vengono stimolate in una maniera così completa, che persino gli escogitati programmi di giochi d’apprendimento possono far fagotto. I bambini che possono giocare in questo modo, diventano da sé maturi per la scuola. Sviluppano un’enorme voglia di lavorare. La voglia di giocare si trasforma in voglia di lavorare, in voglia di lavorare concentrata.

La maestra d’asilo dev’essere capace di sviluppare in primo luogo la voglia di giocare, che in molti bambini non “zampilla” più e in alcun modo. Spesso i bambini sono svogliati e pigri. Sono abituati al fatto che “le cose scorrono” e che non debbono loro stessi essere attivi. A tali bambini fa molto comodo se la maestra d’asilo propone un programma ben preciso e predefinito.

Realtà fondamentali come quelle sopra esposte non vengono per nulla prese in considerazione nella nuova formazione connessa con il progetto Basis-Stufe. Il risucchio scolare verso l’alto accantonerà il gioco, la marea di bambini con disturbi salirà ancor più e le terapie necessarie ben presto saranno impagabili. La terapia più ampia rimane tuttavia il gioco elementare.

Necessario sarebbe concepire la formazione Basis-Stufe in modo nuovo e riconoscere in modo radicale che i primi sette anni sono per la vita gli anni più importanti, la base appunto. Qui potrebbe avere luogo la prevenzione, nella maniera più ampia possibile, anche la prevenzione contro la dipendenza e la violenza. Qui varrebbe la pena di investire e anche senza troppa parsimonia. Bambini sani e famiglie sane sono la meta più degna cui qualsiasi lavoro di prevenzione debba tendere. Il lavoro del giardino d’infanzia deve diventare anche lavoro con i genitori. Più i bambini sono piccoli, più i genitori sono aperti. La formazione dovrebbe intensificarsi anche in tale senso.

Il concetto “insegnante” dovrebbe scomparire del tutto in tale fascia d’età. Se tutto va bene, impariamo dai bambini molto più di quanto ci immaginiamo, ossia impariamo l’arte di vivere. Agli adulti viene solo richiesto di modellare un ambiente che promuova la vita e di accompagnare i bambini. Accompagnatori simili devono essere formati al meglio nel cuore e nei lavori manuali. Devono avere appreso a prestare ascolto in modo chiaroveggente al particolare annuncio che ogni bimbo porta con sé e di cui ci vuole rendere partecipi in maniera immaginativa nel gioco. Ciò richiede una grande forza di immedesimazione e amore. In un clima di questo tipo i nostri bambini ammaccati ritornerebbero sani e riacquisterebbero vita.

Maria Luisa Nüesch

Traduzione di Adele Crippa


N.B. Verso la fine dell’anno 2002 la popolazione del Cantone Zurigo ha votato contro l’introduzione della Basis-Stufe grazie al grande impegno dei medici che si sono dichiarati contrari a questo progetto.

Da settembre 2002 in diverse Scuole Rudolf-Steiner della Svizzera vengono studiati ed elaborati dei controprogetti alla Basis-Stufe sotto il nome di Basal-Stufe. Questi controprogetti si dedicano in particolare ai quattro sensi inferiori*(senso del tatto, della vita, del movimento e dell’equilibrio) e a come si possa aiutare i bambini a svilupparli in modo da crescere sani.

(*) n.d.r.: sono dodici i sensi su cui lavora la pedagogia Waldorf.

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