L’insegnamento dell’italiano in IX classe

Epoche di riso e pianto

Nelle nostre scuole superiori il programma di Letteratura comincia in IX quando come dice Caroline Von Heydebrand: “Le capacità di giudizio e di pensiero sono pienamente deste nei giovani e richiedono alimento e possibilità’ di azione in compiti che impegnino la ragione e la logica”- ovvero portino il ragazzo a conoscere parte dei propri processi interiori.

Ecco allora che il tema principale delle epoche di letteratura e’ l’analisi di due espressioni tipicamente umane: riso e pianto.

Queste due polarità’ richiamano in letteratura al “tragico” ed al “comico” ed alla drammaturgia.

Non e’ un caso che nella nostra scuola si lavori su questa polarità’ proprio in IX. Il ragazzo di questa età’ infatti sperimenta il rapporto tra se’ e mondo proprio all’interno di queste due forme. Cosi’ alterna insicurezza, non accettazione di se’ (che pero’ e’ sana perché’ vuol dire che si sta conoscendo- io non accetto solo ciò’ che ho avuto modo di conoscere… ma non ancora di capire….) profonda e cupa riflessione sui propri limiti(e sulla propria identità!)con momenti in cui la tensione legata alla scoperta dei propri lati negativi si libera ( e viene sdrammatizzata ) nel riso che condivide col gruppo.

Infatti quando si rende conto delle proprie manchevolezze al ragazzo/a risultano palesi anche difficoltà’ e limiti degli adulti che trova attorno a se’. Ed e’ su queste ultime che ride con gli altri coetanei.

Ecco allora che se da una parte il giovane tende ad isolarsi e “guardarsi” dentro in modo più’ cosciente, dall’altra parte va oltre la sua insicurezza nel ridere in compagnia- ed e’ un riso che affratella…

Il riso è allora da lui sperimentato come una liberazione dalla tensione di un identità “compressa” tra obblighi, doveri e propri limiti.

D’altronde riso e pianto (simpatia-fluire ed antipatia-distacco) sono i due estremi della vita dell’anima; ed il giovane proprio in questa età sta conoscendosi da un punto di vista emotivo e sta plasmando la propria identità’ sociale..

Per tutte le ragioni sopra enunciate questa epoca vuole permettere al giovane di osservare (e conoscere) alcune caratteristiche della vita dell’anima. Per facilitare questo lavoro è necessaria una osservazione oggettiva di queste due forze; ovvero e’ necessario che l’allievo non osservi la propria vita interiore in cui rischierebbe di perdersi(“ecco …sono brutto! “o “non so fare nulla di buono”….).

Lo studio della storia del teatro e l’analisi di alcune grandi tragedie greche o il confronto coi meccanismi del “comico” gli permettono di capire in termini generali cosa sono riso e pianto ed a cosa “servano”.

Per capire meglio farò degli esempi tratti dall'epoca svolta a dicembre scorso su “tragedia e pianto”.

Il giovane durante l’epoca scopre per la prima volta la necessità e l'utilità del pianto. Perché’ questo avvenga osserva un volto piangente e lo disegna e descrive le trasformazioni che subisce il viso nel pianto:

“Il volto e’ teso e rigido. Le sopracciglia si avvicinano e si formano delle rughe sulla fronte…gli occhi sono spesso chiusi o guardano lontano, ma lo sguardo e’ rivolto verso il basso come non si fosse interessati a vedere, ma piuttosto a capire ciò’ che ci succede interiormente..” Salomè

o ancora osserva quali sensazioni accompagnino il pianto (come si sta prima di piangere e dopo):

“Piangendo ci si foga; cosi’ ci si libera di qualcosa che altrimenti ci comprimerebbe. E’ questo un momento di esplosione interiore…” Salomè

o ancora perché’ si piange:

“Si piange dopo che ci si e’ accorti di aver perso qualcosa o qualcuno a cui si teneva tanto….” Nicola

Questo argomento - il pianto - nell’epoca diviene un'esperienza universale da descrivere dall’esterno osservandola. Cosi’ anche lo studio delle tragedie antiche porta l’allievo a porsi domande sul dolore e sulla lotta contro il destino da parte dell’uomo ( cerchiamo sempre di opporci a qualcosa che non vorremmo accada; oppure vogliamo che qualcosa accada e poi non accade; o ancora qualcosa che ormai consideravamo “nostro” ci “viene” portato via).

Pian piano si cerca di capire a cosa serva il pianto- che esperienza sia- cosa ci voglia insegnare la tragedia e cosa il pianto.

Naturalmente perché’ questo processo di conoscenza avvenga il ragazzo deve scoprire cosa lega l’esperienza della tragedia al pianto ( perché le tragedie venivano rappresentate da attori con maschere raffiguranti il pianto?).L a tragedia infatti rispecchia la condizione dolorosa dell’uomo ed in questo rispecchiare fa in modo che lo spettatore rifletta sulla vita- potremmo dire che la tragedia ci permette di capire le cose in profondità’ e non e’ un caso che ponga ogni problema dal punto di vista del destino….Il pianto invece come l’apice della tragedia permette di “approdare” ad un momento in cui la tensione si sfoga.

Dopo quel momento in cui la vita ci ha “compresso” totalmente, finalmente la tensione si libera ed esplode nel pianto; dopo questo la realtà’ ci appare di nuovo più nitida e ci sentiamo meno “costretti”, possiamo allora finalmente pensare a come agire per risolvere il problema.

Grazie a questo lavoro il pianto per il giovane non è qualcosa che, se espresso, dimostra la propria debolezza. Fa anch’esso parte della vita.

Pianto e riso divengono entrambi, nel loro alternarsi, segno di equilibrio psichico.

La tragedia greca infatti c’insegna che all’uomo non è concesso solo espandersi; c’è sempre qualcosa che alla fine non otterremo ( o che se lo otterremo non avverrà’ secondo le nostre modalità).

Alla fine delle due epoche su riso e pianto mi accade spesso di chiedere ai ragazzi: “Stareste vicino ad una persona che piange in continuazione?” . Gli allievi spesso mi fanno notare che questo sarebbe estremamente pesante. Alla domanda opposta su qualcuno che ride in continuazione spesso gli allievi rispondono facendomi notare che sentirebbero la mancanza di concretezza - avvertirebbero una leggerezza tremenda.

E’ infatti l’alternanza di questi due stati che mostra sanità’ psichica.

Non c’è nulla di più umano che piangere o ridere- non ce ne dobbiamo vergognare….

Alla fine anche questa epoca di letteratura individua precise leggi dell’anima e ci aiuta a capire l’importanza del saper esprimere i propri sentimenti.

Concluderò sul prossimo numero di Con-tatto questa serie di articoli scrivendo delle epoche di poesia in Decima-

Appunto…saper esprimere in modo adeguato ( conoscendo anche tecniche) i propri sentimenti



Marco Mari Grego


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