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Signore e Signori. Nella vita succede sempre di dover capire cosa sia la cosa giusta in un dato momento. Ci poniamo la domanda: cos'é la cosa giusta nell'ambito scuola - professione per quel che riguarda la preparazione del giovane alla vita professionale e d economica durante la scuola? La fine della dodicesima classe rappresenta un confine in cui si toccano due sfere della vita.
Una sfera della vita, la scuola, è completamente centrata sull'uomo come individuo. Al centro c'é il bambino in crescita. Contenuto e scopo della scuola sono l'Io del singolo allievo e il suo sviluppo. Si tratta di creatività, di universalità e di ideali senza utilità immediata.
Nella società, nell'altra sfera della vita, si tratta molto di più di adattamento, di orientamento verso scopo e utilità, verso specializzazione e procedimento pragmatico.
Il passaggio dalla sfera della scuola in quella della società è il luogo dove ci si chiede: qual è il mio posto nella società? Cosa voglio veramente? Voglio guadagnare dei soldi e quindi provare che anch'io sono in grado di fare qualcosa. Ma: possiamo fare solo qualcosa che gli altri abbiano bisogno. Se non trovo nessuno che vuole anche quello che faccio, non serve a niente. A questa soglia si incontrano due punti di vista molto diversi. In che relazione stanno?
Non sono isolati. Si tratta di domande di compenetrazione, di confini di un totale cambiamento di direzione. C'é soltanto un'altra grossa soglia fondamentalmente simile ed é quella che si presenterà quando usciremo dalla vita del lavoro. Cosa deve dunque succedere a questa soglia perché riesca il passaggio? Quali sono i punti di vista essenziali che dobbiamo avere presenti prima della soglia? Uno è che senza spazio protetto non si sviluppa nessuna vita; il secondo è che si tratta di formare uomini che nella vita siano capaci di creatività. Cos'hanno in comune questi due punti di vista?
Cosa trasmettono la sfera scolastica della vita, la formazione, l'educazione? Quello che ancora non serve, quello che non ha ancora uno scopo! Questa è la cosa importante dell'educazione: inutilità; non poter ancora riconoscere quello che mi servirà più tardi. Questo è proprio lo spazio per la libertà: "carattere di inutilità". La risposta alla domanda frequente degli allievi "a cosa mi serve?" è: "quello che stai sperimentando è la tua futura libertà!" La domanda della libertà è una domanda essenziale per il giovane. Dall'altra parte del limite per contro: superato il confine verso il mondo del lavoro si tratta unicamente di utilità, di scopo. Se adesso la nostra azione non porta utile, facciamo qualcosa di sbagliato! Qui la condizione è l'utile. Questa è la contrapposizione fra inutilità della scuola e orientamento verso uno scopo del mondo del lavoro.
Ritroviamo questa contrapposizione anche nella domanda della scelta della professione. Un tempo si sceglieva una professione e si diventava qualcuno per tutta la vita. Chi era muratore rimaneva muratore a vita. Oggi non è più possibile decidere a 15 anni cosa si farà a 65. Viviamo un enorme cambiamento. Vengono richieste capacità totalmente nuove, le cosiddette qualifiche-chiave; è in atto un incredibile cambiamento. Quello che abbiamo imparato a scuola o in un determinato mestiere evolve e cambia rapidamente e diventa inutilizzabile.
Nelle riunioni di responsabili del personale, si parla di nuove qualifiche: sono richiesti uomini che siano interiormente stabili, in grado di reggere a grossi cambiamenti. Si è fatto proprio per dieci o vent'anni qualcosa che all'improvviso non è più richiesto! La domanda della riscolarizzazione e della formazione continua è strettamente legata all'odierno modo di vivere. Abbiamo bisogno di uomini in grado di reggere questi cambiamenti, che siano flessibili, creativi e innovativi, che chiedano: "cosa deve succedere?"; uomini tesi verso uno scopo, in grado di ottenere qualcosa anche in condizioni difficili, per poter continuamente riformare i rapporti di questo mondo complicato. Abbiamo bisogno di capacità sociali. E' richiesta competenza sociale del singolo.
Nel mondo del lavoro si possono osservare due tendenze contrapposte: dapprima il posto di lavoro in casa sta aumentando notevolmente. Perché andare ancora in ufficio? Il lavoro telematico è molto stimolato. Ci sono paesi dove ormai il 5, 6% degli uomini lavorano in casa. Dall'altro lato c'é il lavoro in team, i progetti di gruppo dove si collabora con più persone nelle condizioni più diverse. Che capacità ci vogliono? Bisogna sapersi esprimere, saper argomentare, essere in grado di sopportare tensioni. Sono tutte capacità che fino a poco tempo fa non avevano poco senso. Bisognava solo essere bravi nel proprio campo. Si tratta ora di qualifiche-chiave che non sono orientate verso un dato contenuto. E' capacità di saper trattare. Oggi lo scopo della formazione è la formazione continua! Ogni uomo deve preoccuparsi della propria formazione. La grossa domanda della formazione è: "come facciamo ad avere uomini che si formino tutta la vita, che abbiano voglia di formarsi tutta la vita?" Lo facciamo "fornendo all'uomo in crescita una scorta di domande che duri tutta la vita ". (Rudolf Steiner).
Se uno dice: "Non mi interessa!" è l'espressione della paralisi, la cosa peggiore che possa succedere. Si tratta di strutturare quello che impariamo a scuola in modo da imparare a fare domande. Pedagogia non vuol dire dare risposte. La pedagogia ha il compito di produrre domande e di dare la possibilità di trovare le risposte. E' decisivo che si impari in modo che nascano altre domande. Tutte le qualifiche -chiave richiedono nuove priorità nella formazione.
Com'é il giovane? Vuole conoscere e capire tutto il mondo. La scuola per lui è uno specchio. Il giovane può orientarsi verso tutto. Non è ancora fermo. Bisogna possibilmente accumulare vasti interessi. Lo scopo è di comprendere il mondo, di essere universali. E poi viene il grosso shock, la scelta della professione. Quello che significa per una giovane anima limitarsi ad un unico oggetto della vita, è drammatico. La professione ha una tendenza verso lo specifico. Nel mondo divento specialista. Se devo fissarmi professionalmente, devo diventare unilaterale, dove mi completo? La specializzazione dell'uomo nel mondo del lavoro non deve condurre alla perdita della sua molteplicità, del suo essere uomo. Da un lato è richiesta specializzazione, dall'altra nascono carenze. Come si arriva ad un equilibrio? Ad esempio usando la tecnica nel lavoro e imparando ed esercitando arte nel tempo libero. In questo modo la specializzazione diventa idonea umanamente.
Il grosso problema è: come si passa dall'universale allo specifico? Cosa si può aspettare il giovane dalla società? Scegliere una professione è in qualche modo un sacrificio. Sacrifichiamo una parte del nostro essere uomini. Prima non bisognava scegliere una professione. Succedeva automaticamente. Oggi non esistono più i passaggi naturali verso il mondo del lavoro. Il giovane sperimenta oggi improvvisamente la cesura del dover fare una cosciente scelta della professione. Una porzione di vita critica che ha il carattere di una soglia.
Cosa può aiutare a questo punto il giovane? La critica feroce verso i genitori è legata al fatto che il giovane porta in sé un ideale. Noi genitori interpretiamo in modo sbagliato questa situazione se la giudichiamo solo come malcontento. Come fa l'ideale a diventare qualcosa che ci sostenga tutta la vita? L'uomo viene sorretto spiritualmente e animicamente dalle forze dell'ideale che ci spingono in avanti. Gli ideali sono obiettivi non ancora realizzati da raggiungere. Uomini che non hanno più ideali intristiscono. Se guardiamo nell'odierna economia: tutto è pragmatico. Gli anziani spesso sono pragmatici, parlano sempre di quello che non funziona. Per i genitori il passaggio dei loro figli nel mondo del lavoro è uno dei momenti più intensi se incoraggiano le forze ideali invece di scoraggiarle.
Abbiamo bisogno relazioni umane nella formazione professionale. Il mondo economico lascia sempre meno spazio agli ideali. Diventa sempre peggio e in questo momento si sta intensificando in maniera drammatica. Qual è il nostro compito in questa soglia? Il tempo della gioventù è il tempo della formazione e dell'evoluzione dei concetti. Dobbiamo stare molto attenti che in questo periodo la logica del successo riferito solo a se stessi non afferri l'anima troppo presto uccidendo gli ideali. Se si fanno dei pensieri sbagliati sulle piante, l'immagine della natura viene corretta. Nella scienza sociale all'inizio non c'é correzione quando si forma un concetto sbagliato. Qui c'é soltanto opinione contro opinione, teoria contro teoria. Se si sono esercitate formazioni di concetti inadatti, per tutta la vita dovremo occuparci di correggerli. E' un'occupazione interiore ideale, interiore. E' quindi importante mantenere libera la formazione di concetti dalla formazione professionale pragmatica. La dodicesima classe è il punto del taglio: qui hanno luogo tentativi di influenza del tipo: "Prima si impara qualcosa, meglio é!", "computer il più presto possibile!" - Formazione è formazione dell'uomo non formazione professionale!
Alcuni esempi di sviluppo attuale:
Il canton Berna sta finanziariamente male. Deve diventare economicamente più amichevole, introdurre agevolazioni fiscali se non vuol finire sul lastrico. A questo scopo hanno preso avvio sei offensive con lo scopo di adattare l'amministrazione pubblica agli interessi dell'economia. Gli impiegati devono imparare a capire cosa vuole l'economia e cosa le serve. E' stato sviluppato un grosso programma di formazione per gli impiegati. Il punto 6: il sistema di formazione deve orientarsi verso la produttività. I mezzi della formazione devono orientarsi ai bisogni dell'economia.
Nel canton Argovia sono stati acquistati 650 computer per la scuola. A partire dalla sesta classe sono ora disponibili 1400 computer.
Il presidente Clinton vuol stanziare nei prossimi anni più miliardi di dollari per l'acquisto di computer. Il suo scopo: i bambini americani devono avere la formazione migliore. Ad ogni bambino un computer fin dall'età prescolastica. Il partito laburista inglese ha un programma analogo.
Bisogna continuare combattere contro queste tendenze, contro la pressione sui giovani e sui loro genitori nella ricerca di una risposta alla domanda: "Come dobbiamo preparare i nostri bambini a questa vita?" Spesso si sente dire: "Fra pochi anni saremo una società di 20:80 (Best-seller "I casi dello star bene") e continuiamo sempre ancora a leggere belle poesie!" oppure "Come si fa ad appartenere al 20%?" Come bisogna comportarsi davanti a domande di questo genere? Anche fra di noi ci saranno sempre di nuovo tensioni su queste domande. La maggior parte delle scuole si sente sotto la pressione dei genitori: "I ragazzi devono diventare più bravi!" Cosa vuol dire? Nel canton Lucerna ci si chiede come si possa forzare la formazione superiore e al tempo stesso un capo personale si chiedeva non in senso figurato: "ma voglio proprio delle persone formate? Non fanno che porre domande scomode!".
La scelta della professione è il superamento sociale della soglia. Dove sono i punti di cambiamento radicale? Nella vita ci sono in fondo tre momenti in cui si fa una specie di scelta professionale.
Ia scelta della professione: il bambino è ancora completamente sotto l'influenza dell'ambiente. Vuol fare quello che vede nel suo ambiente: muratore, spazzino, autista di bus, ecc.
IIa scelta professionale (VIII/IX classe): che cosa si guarda in questo momento' Si guarda per cosa è adatto il giovane. Pensiamo di poter cogliere qualcosa, facciamo delle prove attitudinali. Dal punto di vista antropologico ci si presenta però qualcosa di diverso: Rudolf Steiner ci rende attenti al fatto che quello che emerge in questo momento viene dal passato, da una vita precedente. Chi lo raccoglie porta avanti il suo passato. Le prove attitudinali fatte a questo momento legano il giovane al suo passato. La domanda attitudinale a questa età è più che problematica. E' vero che ci sono persone che presentano già molto presto una tendenza verso una determinata professione e che poi la esercitano con successo. Far leva su idoneità o inclinazione può però anche portare l'uomo a non trovare il suo compito nella vita. Idoneità e inclinazione ci sono. Il giovane le ha in se. Ma non è un indizio sufficiente per il suo sviluppo professionale.
IIIa scelta professionale: a 17, 18 anni comincia il cambiamento. Il giovane ha le qualità per diventare violinista, ma improvvisamente non lo diventa. La formazione dell'animico dopo la pubertà distrugge le tendenze che ognuno si porta dal passato. Ma come si trova allora la professione? Un esempio dalla formazione artistica: le istituzioni di formazione artistica (Euritmia, arte della parola, ecc.) si lamentano della diminuzione di allievi dotati: su 20 solo uno è veramente dotato. Sempre più persone cercano campi nei quali non sono veramente dotati.
Cosa vuol dire per la scelta della professione?
La scelta della professione non dipende più direttamente dalla dote. Bisogna eventualmente prendere in considerazione proprio la mancanza di dote!
Bisogna essere disposti a intraprendere qualcosa in cui non si è dotati.
Ci vuole un avvicinamento al compito. E' importante la domanda: che compito mi aspetta? Che compito mi prendo? Come la Maria d'oro della fiaba della signora Holle: affronta i compiti che la chiamano: il pane cotto nel forno, le mele mature sull'albero, ecc.
Bisogna sviluppare l'orecchio ai compiti giusti. Si sente il mondo che chiama? Tutti i compiti sono richiami che ci sono indirizzati. Sviluppiamo l'orecchio giusto, per sentire i compiti che ci sono nel mondo?
Formare il futuro piuttosto che ripetere il passato, questa è formazione professionale moderna! Dove sente questo il giovane? Che compito ha la scuola in XI e XII? Come parlo io, come maestro, come genitore, del mondo affinché i giovani possano sentire i loro compiti. Come dobbiamo parlare del mondo perché venga sentito come compito?
Nel Medio Evo si veniva nutriti dalla professione. L'uomo era avvolto in un tutto, era integrato in un rapporto vitale unitario. Oggi è diverso. L'uomo chiede del suo IO. La scuola è nata nel momento in cui la vita non era più una scuola. Prima era soltanto la vita la scuola. Se parliamo dell'Io e del suo sviluppo, la vita non è più sufficiente. La critica del giovane nasce quando nell'Io si sveglia l'ideale. Ci svegliamo all'ideale nel mondo e per noi stessi. Oggi abbiamo la sensazione: "Abbiamo un mondo rotto!" I genitori della nostra generazione, gli attuali nonni, si meravigliano: "Cos'é questo parlare di educazione, di nutrimento? Siete cresciuti correttamente anche voi!"
Come si agisce dall'ideale? Realizzare oggi vuol dire dover cambiare radicalmente. Bisogna affrontare le relazioni da capo. Come convivono due persone, due Io. Questa frase nasce dappertutto. I concetti di ruolo tradizionali non reggono più. Bisogna cambiarli. Le relazioni della vita non danno indicazioni. Il mondo, in qualsiasi direzione guardiamo, è pieno di problemi. Dovremo imparare a cambiare la vita se le relazioni esistenti non contengono più tutto quello di cui abbiamo bisogno. E' quindi più giusto parlare di un mondo pieno di compiti piuttosto che di un mondo pieno di problemi.
Dobbiamo stare attenti a non ritenere il mondo così nero come sembra in questo momento. Dobbiamo vedere la luce dietro l'oscurità! Se ci limitiamo ad osservare, non cambiamo niente. Dobbiamo imparare a fare ogni giorno qualcosa perché ci sia un cambiamento. Come parlo del mondo perché nasca il sentimento che vale la pena di cambiarlo? Come irraggiamo apertura verso il mondo? Con che temi parliamo del mondo? In che modo parliamo del mondo perché si trovi un compito per il quale valga la pena di impegnarsi? Doppiamo presentare il mondo in modo che quello che sembra in declino non abbia troppa forza. E quindi non "Non so nemmeno se valga la pena di mettere al mondo dei bambini!" I bambini di oggi sanno che non trovano un mondo comodo. Portano con se la forza per questo compito di rimodellare il mondo.
(Traduzione a cura di Giovanna Tabet)
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