Perchè leggiamo il Parzival ai ragazzi di 17 anni?

La serie di articoli sull‘insegnamento dell‘italiano alle Superiori comincia con un articolo sul Parzival .Infatti il nucleo centrale delle epoche di italiano si può trovare proprio nel lavoro sul libro "Parzival"

Infatti se il detto di Einstein: "L‘educazione è ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto quello che si è imparato a scuola" è vera (ed io credo che lo sia), allora questa epoca vuole proprio essere un dono per i ragazzi. Almeno avranno qualcosa in mano di vitale che non si è esaurito unicamente in un insieme di nozioni.

Infatti durante l‘epoca in questione si parla della vita e dell‘anima dell’uomo (e questo è davvero fondamentale nelle materie umanistiche) e si cerca di lavorare sul libro medioevale in modo che nei ragazzi nascano delle immagini interiori che potranno far loro da guida nei momenti difficili della vita.

Va detto che massima ambizione delle materie che insegno è infatti quella di dare alle persone un accesso alla propria anima ed al suo patrimonio segreto e così imparare a parlare con se stessi ed asoltarsi e conoscersi.

Il termine "cultura" infatti deriva dal latino "colere" che vuol dire "coltivare", e fino dal Medioevo cultura è saper coltivare (togliere erbacce, zappare, seminare….) la propria anima.

Tornando al Parzival, come dice Claudio Risè:

"Parsifal, come tutti i miti, le leggende e le fiabe nate nel tempo, dall‘inconscio collettivo, rappresenta tutta l‘esperienza umana. E quindi anche la crisi dell‘essere umano, oggi….

Fu in quel periodo che si diede mano ad una costruzione storica, sociale e naturalmente psichica che avesse al proprio centro il potere e non il sentimento, non il corpo ma ciò che esso produce, non la pace ma la conquista, non la valorizzazione delle diverse civiltà e culture ma la loro distruzione in nome della superiorità di quella dominante"

Claudio Risè-Parsifal-R.E.D.

Claudio Risè in queste poche righe sintetizza l‘importanza di questa opera per noi adulti. Essa infatti ci consente di fare un "pellegrinaggio" alle nostre origini, quelle in cui la società cortese proponeva un‘utopia ed un modello particolare di essere umano.

Ma per quale ragione avvicinare dei ragazzi di 17 anni ad una simile opera?

Molti sono i temi presenti in questo romanzo (che potremmo definire di formazione).

All‘inizio del libro troviamo l‘esperienza del viaggio come modo di cercare se stessi. Gahmuret e poi suo figlio Parsifal intraprendono viaggi per ricercare una propria strada individuale. È questo un tema che colpisce molto i ragazzi di 17 anni.

Infatti è a questa età che di solito si pone una domanda a cui poi impiegheremo tutta la vita a rispondere: "Chi sono io?"

È all‘interno di questa domanda che si matura una crisi interiore- in cui all‘improvviso si manifesta il dubbio.Tutto allora viene spezzato, analizzato e messo in questione.

Ed il Parzival è un libro che ha molto a che fare col dubbio, a cominciare dalle prime righe del libro.

In questa età inoltre è facile dimenticarsi della domanda sulla propria esistenza, che se affrontata provoca tanta sofferenza, e cercare lo svago come fuga ( lo fa anche Parsifal ripreso subito dalla orribile messaggera del Graal, l‘orribile maga Cundrie) oppure chiudersi in un mondo fatto solo della propria sofferenza e di dubbio- un mondo di completa chiusura in se stessi molto vicino alla depressione.

Il libro può anche invitarci a riflettere su questi ostacoli e sul modo di vincerli.

Una riflessione che ha il vantaggio di confrontare la propria esperienza con quella di un modello letterario che abbastanza evidentemente vuole parlarci dello sviluppo umano.

Sviluppo che non può passare solo per la domanda "Chi sono io?", come ci insegna il libro attraverso la figura del re pescatore, ma invece necessita anche dell‘altra domanda:

"Cosa posso fare io per te?" "Chi sei tu?" "Come posso venirti incontro?"

In fondo questa domanda, in una età in cui si sviluppa una prima capacità di autoriflessione esistenziale, è un modo per evitare che il ragazzo si perda dentro se stesso o fuori.

Questo libro studiato in questo modo è un utile strumento per lavorare con i ragazzi su un piano che potremmo definire di "educazione sentimentale"e di "educazione all'ascolto interiore ed alla autoriflessione".

Alla fine l‘ultima domanda che ci pone il libro è quella su cosa sia il Graal. Ognuno su questo ha una propria risposta, ma quella non basta. Infatti il Graal non è solo nell’individuo, ma è un simbolo di quello che l‘individuo può creare e compiere assieme agli altri.

Molti altri sono i temi che tocca questo libro: ne accenno ancora alcuni quali l‘autonomia,

la libertà, l’amore, la sofferenza, la speranza….etc…

Concludiamo con Risè:

"Parsifal" dopo che anni di paziente depressione l‘hanno curato dal narcisismo grandioso che accompagnava le belle speranze ed il feroce egoismo, della sua luminosa adolescenza, accetta di prendersi la responsabilità di amare la sofferenza dell‘altro.

Ma queste sono ancora parole.

Occorre un sentimento ed un'iniziativa amorosa, verso una sofferenza crescente, non più accettabile. "Dimmi cosa ti strugge?"


Marco Mari Grego

.
.
HOMELA SCUOLA DI ORIGLIOL'ORGANISMO SCOLASTICO l IL PIANO DI STUDI STORIA E SVILUPPOl PEDAGOGIA l
lLINKS l RICERCA NEL SITO l CALENDARIO SCOLASTICOATTIVITÀMANIFESTAZIONI l
CALENDARIO INSUBRICO l ACCADEMIACORSI ESTIVI l BOLLETTINO CON-TATTOSTORES l CONTATTO l PAGINE AMICHE l
 l REALIZZAZIONE © PGV COMMUNICATIONS SA l