VIE VERSO LA QUALITÀ
PERCHÈ?
Nel numero 56 di Con-tatto venne esposto in breve il contenuto del progetto sulla qualità.
Allora eravamo agli inizi.
La scuola invitò a più riprese le persone che per competenza ed esperienza potevano parlarci delle finalità del progetto e del processo che, una volta avviato, avrebbe accompagnato l’organismo scolastico per anni nel suo lavoro di sperimentazione e ricerca.
Due anni fa, dopo aver esaminato i contenuti del manuale “Vie verso la qualità”, il Collegio dei docenti insieme all’Associazione decisero di intraprendere questa nuova via, incaricando la sottoscritta di partecipare ai 7 incontri introduttivi organizzati nella Svizzera interna per le Scuole Rudolf Steiner.
Ma cosa comporta per un organismo scolastico aderire ad un progetto simile? Cosa si intende per “qualità”?
Quando si sente parlare di “qualità” si pensa spontaneamente e per analogia alle leggi di mercato, agli ambiti economici in cui il “marchio-qualità” è ormai un MUST. E questo spaventa e allarma.
Ma un confronto in questo senso ci porterebbe in una direzione sbagliata.
Un organismo scolastico è forse paragonabile nel suo nucleo ad una impresa? E la pedagogia su cui si fonda è un prodotto? Di conseguenza gli allievi dovrebbero essere considerati dei clienti e i contributi delle famiglie sarebbero equivalenti al fatturato?
Volutamente formulo le domande in modo provocatorio, poichè le analogie che spesso la mente ricerca, rischiano di far rimanere i pensieri sulla superficie.
Ciò che in economia viene definito come prodotto o produzione è il risultato della trasformazione di sostanze materiali o materie prime in prodotti utilizzabili dall’utenza con un impiego di tempo e costo minimo possibile.
Il risultato è pianificato e progettato, quindi previsto, e il suo conseguimento viene in certo senso protetto e garantito a prescindere da situazioni o persone che vi prendono parte. Quanto più spesso una merce deve essere prodotta, tanto più viene richiesta un’organizzazione, un’automatizzazione, una razionalizzazione ed infine un adeguato calcolo. e questo processo può essere di volta in volta
Modificato, migliorato e perfezionato. Se qualcosa va storto nel processo produttivo, allora la merce difettata, non essendo commerciabile, può essere eliminata.
E nella scuola? Nell’educazione, come in tutti gli ambiti in cui il rapporto e l’azione avviene da uomo a uomo, non si frappone alcun “prodotto” tra le persone che vivono questa situazione.
Ciò che esiste è una relazione, un incontro tra insegnante ed allievo, e l’uno agisce direttamente sull’altro e viceversa. L’allievo non rappresenta la “materia inerte” nelle mani dell’insegnante, materia che egli plasma e trasforma secondo le sue rappresentazioni, ma l’allievo è un’individualità in divenire, che trasforma se stessa con l’aiuto dell’insegnante. Ciò di cui l’allievo necessita sul piano pedagogico durante il suo cammino di crescita è un tutt’uno con la sua persona, la sua situazione, la sua storia.
Ed è proprio in questo che individuiamo il nocciolo della pedagogia Waldorf: adeguare le materie di studio alle esigenze e necessità di sviluppo e crescita degli allievi. Ciò richiede da parte degli insegnanti una presenza di spirito e una visione d’insieme tali da permettere di compiere l’intervento giusto al momento giusto, e questo può essere attuato soltanto se il pedagogo dispone di uno “spazio” libero da condizionamenti istituzionali in cui poter essere creativo. Questo spazio di libertà non è dunque un privilegio dell’insegnante, ma è bensì la condizione necessaria affinchè l’allievo possa sviluppare se stesso come è giusto che sia. D’altro canto va anche considerato che gli effetti di scelte ed azioni in campo pedagogico non sono propriamente solo nelle mani dell’insegnante, ma dipendono anche dalla reazione, dalla risposta dell’allievo che cresce, si sviluppa e metamorfosa. È dunque un duplice piano di contatto e scambio.
Poichè lo sviluppo di un essere umano non ha nulla a che fare con un progetto di ottimizzazione, in quanto la crescita di un individuo si attua ritmicamente tra progressi e stasi, euforie e crisis, estroversione e introspezione, ecc. La pedagogia dunque non può avvalersi di concetti e criteri economici per sussistere, poichè la sua domanda cardine è: “Di che cosa hanno bisogno i bambini?” e caso mai conoscendone le basi e i contenuti ci si può chiedere:”Per realizzare questo tipo di pedagogia quanto si è disposti ad investire e a donare?”
Da quanto detto risulta evidente che nè i bambini nè le prestazioni pedagogiche possono costituire un’offerta per un mercato in campo pedagogico-educativo e che di conseguenza ogni tentativo di analogia con il mondo dell’economia è in sè un approccio sbagliato.
La questione della qualità non può essere nemmeno ricercata nella sola e semplice organizzazione didattica di una scuola. Poichè stiamo parlando di un organismo in cui convivono individui ed ideali.
A questo punto è lecito chiedersi: “Come deve articolarsi la collaborazione tra individui in una comunità scolastica, far nascere e crescere al suo interno una pedagogia libera e creativa?”
Il lavoro pedagogico posto al centro è attorniato da una periferia di individui che per libera scelta partecipano alla vita ed ai contenuti della pedagogia.
Dall’elaborazione di questi pensieri sono nati 12 aspetti , che mettono in luce gli ambiti in cui una scuola come comunità vive e sperimenta se stessa.
Il manuale “Vie verso la qualità” su cui attualmente alcuni genitori ed insegnanti lavorano, si suddivide appunto in 12 capitoli. I primi sette indicano un percorso volto più alla forma organizzativa esteriore, mentre i cinque successivi si rivolgono più all’aspetto del rapporto comunità-individuo.
Nel prossimo Con-tatto affronteremo i 12 ambiti di lavoro e studio.