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IL PIANO DI STUDI
Il rapporto tra materia d'insegnamento e uomo in divenire, tra sapere astratto concluso e sviluppo vivente è un problema educativo di importanza decisiva.
"Non ci si deve chiedere: Che cosa deve sapere l'essere umano che sia connesso con l'ordine sociale esistente? ma: Che cosa vi è di predisposto nell'essere umano e che cosa può essere sviluppato in lui?"
Questa affermazione di Rudolf Steiner in occasione della fondazione della prima scuola Waldorf porta al superamento della diffusa convinzione che il contenuto dell'insegnamento debba essere il più rapidamente possibile assimilabile nel bambino... per quanto indigesto possa essere.
Già agli inizi degli anni Venti fu redatto un sommario delle discipline e degli scopi - corrispondenti alle diverse età - con il titolo Il piano di studi nelle libere scuole Waldorf.
Nell'introduzione vien detto: "...In tal modo si è venuto configurando un programma privo soprattutto di elementi schematici e dogmatici."
Il piano delle materie di studio di una tipica scuola steineriana riportato alle pagine 8-9 mostra l'equilibrio tra le materie teoriche, pratiche e artistiche. Queste ultime risvegliano la creatività, l'iniziativa e le qualità sociali; accrescono e vivacizzano la capacità di apprendimento in tutti i campi. La ritmicità tra ascoltare ed elaborare, tra riposo ed attività permea l'intero piano di studi.
Al singolo insegnante rimane inoltre un ampio spazio di libertà per la particolarità del suo operare e per la composizione specifica della sua classe.
Ogni giorno di scuola inizia con l'insegnamento principale, che nelle classi inferiori viene curato dal maestro di classe e in quelle superiori da un insegnante specializzato: inoltre, periodicamente, e per alcune settimane, un singolo campo di apprendimento, vale a dire un tema preciso tratto dal campo linguistico, dalla matematica, dalla fisica, dalla storia o dalla geografia, diventa in questo modo il punto centrale.
L'approfondimento quotidiano e l'elaborazione ulteriore del medesimo argomento consentono una concentrazione di forze e uno studio impegnato. L'esperienza dimostra che se dopo una pausa più lunga la stessa materia viene ripresa e portata avanti, ciò che nel frattempo era stato dimenticato rinasce con freschezza tutta nuova ed alcuni ostacoli, che potevano sembrare insormontabili, scompaiono.
Tutte le materie che richiedono un esercizio continuato si aggiungono all'insegnamento principale e, per quanto possibile, vengono ponderatamente distribuite nel corso della settimana.
Fra queste vi sono anzitutto le lingue straniere, il lavoro manuale, l'euritmia, la ginnastica, la musica, il canto, le ore di esercitazione. Inoltre alcune materie artistiche e artigianali vengono trattate in periodi pomeridiani.
Euritmia: è un'arte del movimento, cui diede vita Rudolf Steiner, che rende visibili musica e linguaggio. Nella musica sono elementi come la battuta, il ritmo, la melodia, l'altezza delle note o gli intervalli, mentre nel linguaggio e nella poesia sono i suoni, la metrica o l'atmosfera interiore che, in conformità col loro carattere, vengono trasposti nel movimento. Poiché in tal modo è l'uomo intero nella sua natura fisica, animica e spirituale che si muove, di fatto l'euritmia agisce sullo sviluppo complessivo del bambino, armonizzando e risanando.
Arte della parola e rappresentazione drammatica: la prima parte dell'insegnamento principale è perlopiù dedicata al linguaggio.
Esercizi di articolazione e di dizione danno la base per la realizzazione di composizioni poetiche, di sceneggiature e, nelle classi superiori, anche di composizioni in prosa di alto livello.
L'apice di tutto è la recitazione corale durante le feste della scuola e la rappresentazione di intere opere teatrali.
La musica e la pittura non hanno come fine quello di creare artisti in erba: il suono e il colore accompagnano la crescita delle capacità percettive, della sensibilità dell'anima, dell'apprendimento globale e non solo intellettivo.
Nei primi tre anni di vita l'essere umano, senza ammaestramento alcuno, impara assai più che in tutti i successivi anni di studio. Come si è detto all'inizio, fino all'ingresso nella scuola il principio dell'apprendimento è l'imitazione. Ciò vale anche nel giardino d'infanzia. L'imitazione, però, poggia esclusivamente su quanto i sensi percepiscono.
Pertanto l'ambiente viene considerato in modo che semplici attività della vita casalinga o attività artigianali possano venir osservate e imitate con ricchezza di fantasia. L'impoverimento del campo di percezione infantile entro la nostra quotidianità tecnica, nelle nostre cucine automatizzate, che non rivelano più chi mescola, riscalda e lava, fa sì che il giardino d'infanzia diventi una componente importante dell'educazione. Ivi ci si esprime in piccoli giochi di rappresentazione, in girotondi e versi ritmati, ma anche in un ascolto pieno di meraviglia di fiabe e in uno spontaneo fluire nel canto. Inoltre i bambini, con la loro fantasia individuale, danno vita a materiali naturali come ramoscelli di legno, pigne, oppure teli colorati, trasformandoli di volta in volta secondo le loro intuizioni e adattandoli agli usi più diversi. In ciò essi sviluppano la loro capacità di udito e di linguaggio, come pure tutte le altre funzioni sensoriali, per procedere poi, con l'ingresso nella scuola, verso un altro gradino di apprendimento.
Una tensione piena di aspettativa traspare dal viso dei bimbi della nuova prima classe che vengono accolti dalla comunità scolastica festosamente raccolta attorno a loro e che, dopo essere stati chiamati a uno a uno dal loro maestro e salutati, vengono accompagnati alla prima ora di lezione.
Inizia un nuovo tratto di vita e con esso anche un nuovo principio di apprendimento. Con gioia i bambini odono in questo istante indimenticabile che ora possono imparare ciò che gli adulti già conoscono, ciò che essi faranno con le loro mani, per poter più tardi creare con lo stesso vigore con cui creano i grandi.
L'autorità del maestro - intesa nel giusto senso - è ora la chiave verso il mondo e inoltre ottiene - in un primo momento - l'illimitato consenso dei bambini. Ciò che nei primi tre anni di scuola egli illustra attraverso fiabe, leggende e miti e viene dai bambini accolto per immagini pone il fondamento per una configurazione artistica.
Nel disegno pittorico compaiono motivi dai quali emergono le prime lettere dell'alfabeto, prima ancora che queste vengano impiegate nella scrittura come segni astratti. Anche le cifre e i numeri nascono da immagini che creano un intimo rapporto con il contare e il calcolare. La lezione iniziale è accompagnata da versi, detti, canti e poesie, nonché da un adeguato movimento ritmico.
Poiché la forza di imitazione riecheggia ancora fin nel terzo anno di scuola e soltanto dopo si trasforma del tutto, nelle primissime classi essa può rivelarsi feconda per l'introduzione delle lingue straniere. Ripetendo in tutta naturalità ciò che si è udito e cantando insieme, si viene a creare un sentimento della lingua - come nell'apprendimento della lingua madre - che forma una base importante per i passi che verranno affrontati più tardi nello studio.
L'insegnamento della lingua straniera prosegue per tutto l'iter di studi. Per vivere appieno nell'epoca storica dell'antica Grecia, in quinta vengono dati gli elementi di base della lingua greca così pure, nella sesta classe, si inizia lo studio del latino per meglio partecipare agli eventi della storia romana.
L'espressione musicale mediante uno strumento inizia per tutti con il flauto o con semplici strumenti a pizzico: negli anni seguenti si aggiungono altri strumenti, sicché si forma un'orchestra di classe e più tardi un'intera orchestra delle classi superiori.
Il lavoro manuale, che inizia con il lavoro ai ferri e all'uncinetto per ragazzi e ragazze, è campo di esercitazione permanente fino alle classi superiori. Ivi si realizzano lavori di alto livello come abiti, costumi per le recite e tessuti fino all'ultima classe di liceo.
Dopo il nono anno di età - nel corso del terzo anno di scuola - il rapporto con l'ambiente e l'autorità cambia. L'interesse si estende oltre l'ambito del quotidiano, il bambino entra nel mondo con maggior coscienza, il rapporto di autorità nei confronti dell'educatore viene messo alla prova.
La scuola va incontro a questa pressione e risponde con contenuti nuovi, ad esempio con arti e mestieri nella terza classe, laddove si studiano i fondamenti delle moderne tecniche di coltura, che si possono poi seguire in luogo.
Si ara, si semina, si miete, si trebbia, si macina e si cuoce nel forno. In tale attività si destano la comprensione e la gratitudine per il nostro pane quotidiano.
I lavori vanno dal lino alla tela di lino, dalla tosatura delle pecore fino alla filatura della lana e fino all'abito confezionato, dalla cottura del mattone fino alla costruzione di una casa. Essi collegano i fanciulli con i fondamenti della vita: nutrimento, vestiario, abitazione.
La storia del proprio paese, che segue in quarta classe, i primi elementi di geografia e di storia in quinta, aprono la visuale sull'ambiente circostante ancora più vasto. Il fanciullo accompagna tali materie di studio con vivi sentimenti.
Nella descrizione per immagini della storia universale egli sente quali apici i diversi popoli abbiano raggiunto e prova ammirazione per le loro imprese e per i loro eroi.
In questa età si sviluppano simpatia e antipatia: simpatia verso gli eroi nobili e liberatori - antipatia verso le figure negative o malvage.
Prima delle classi superiori si evita di sottolineare i nessi causali.
Anche l'antropologia, la zoologia, la botanica, la mineralogia sono ancora intimamente legate con il mondo del sentimento del fanciullo.
Nel dodicesimo anno di età sorge il desiderio legittimo di penetrare il mondo anche con il pensiero, di intuire i processi fisici, di scoprire il chimismo della natura, di capire l'economia, il commercio, le leggi e la giustizia.
In questa fase - a partire dal sesto anno di scuola - vengono trattati in maniera fenomenologica materie come la fisica e la chimica, vengono praticate la geometria e l'astronomia, si getta un primo sguardo nella natura del denaro e della banca e si esercita il calcolo delle percentuali, degli interessi, degli sconti e del cambio.
L'insegnamento della lingua, con la poesia e la letteratura, la grammatica e gli esercizi di espressione linguistica, la storia universale fino ai tempi più recenti e l'etnologia giungono a una conclusione provvisoria.
Composizioni liriche, epiche e drammatiche accompagnano tali temi di insegnamento. Perlopiù essi culminano, alla fine del quattordicesimo anno di età, in una grande rappresentazione drammatica.
Con l'approssimarsi dell'età giovanile sorge una nuova disposizione all'apprendimento.
A partire dalla nona classe il riferimento per gli allievi non è più la guida del maestro di classe, ma insegnanti specializzati e competenti, che conferiscono all'insegnamento a periodi nuovi accenti. La comprensione, destata nel sentimento, per la natura e il lavoro dell'uomo, ha bisogno ora della visione chiara e autonoma, di abbracciare in modo autosufficiente l'ambito naturale sociale e tecnico. In vista di tale meta vengono ulteriormente elaborate tutte le materie e portate a un livello più alto.
Ora ha un senso introdurre obiettive considerazioni e scoprire i nessi causali al fine di sviluppare un giudizio appropriato e individuale. A ciò si perviene soltanto passando per un più lungo cammino.
Il giovane dapprima respinge tutto ciò che potrebbe pregiudicare la sua autonomia e il suo bisogno di libertà prima ancora che egli si sia conquistata una sicurezza interiore. Con la spinta della crescita e le conseguenti trasformazioni organiche egli sperimenta nella sua corporeità la propria pesantezza terrestre: nell'anima si viene a trovare in più modi in un mare di desideri impetuosi e di bruschi rifiuti o anche di opinioni effimere e di stati di esaltazione.
In questa fase compaiono nell'insegnamento fenomeni che sollevano interrogativi e che richiedono un'attività di pensiero. Interrogativi simili si pongono in tutti i campi, sia che si tratti della fisica, della chimica o della biologia affrontate in modo sperimentale e quindi "vivo"; come anche della matematica, della storia e della letteratura; ovunque compaiono manifestazioni il cui nesso rimane invisibile, come accade ad esempio nel Parsifal, di cui gli allievi di questa età si occupano. Egli deve prima accortamente osservare e non chiedere; al momento decisivo, però, egli deve porre la domanda riguardante i nessi.
In questa ricerca si formano pensieri che guidano a una reale comprensione e a un chiaro giudizio; ne scaturisce una autocoscienza che conferisce sicurezza alla personalità che sta maturando una direzione propria.
Accanto alle materie scientifiche e letterarie si svolgono diversi insegnamenti di tipo artistico e manuale; così oltre a musica ed euritmia, sempre presenti nei cinque anni del liceo, si succedono a seconda dello sviluppo e dell'età dei ragazzi periodi di falegnameria, pittura, recitazione, disegno in chiaroscuro, modellaggio della creta, battitura del rame, tessitura, cartonaggio, legatoria, scultura del legno e del marmo e topografia.
Alcune esperienze sono poi molto significative: la recita teatrale, il lavoro finale e il prakticum, ossia l'epoca sociale.
Il teatro nella nostra scuola non è una attività marginale ma al contrario molto rilevante per i benefici effetti che sviluppa nella crescita e maturazione dei giovani impegnati nell'allestimento di un lavoro teatrale in IX e XII classe.
Al termine della XII classe, inoltre, il lavoro finale su un tema liberamente scelto viene presentato dal ragazzo al pubblico sotto forma di conferenza. Una sorta di tesi redatta con l'aiuto di un relatore, costituita da una parte teorica e una pratica-manuale.
Nell'ultimo anno di studi si svolge l'esperienza sociale: i giovani sono impegnati per due o tre settimane in una attività lavorativa in strutture assistenziali di diverso tipo.
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